Alzi la mano chi non ha mai incontrato qualcuno e pensato “questa persona è finta come una banconota da tre euro”. Ecco, l’opposto esatto di quella sensazione è l’autenticità: quella qualità rara e preziosa che ti fa dire “wow, questa persona è vera”. Ma come si riconosce davvero chi è genuino da chi recita un copione scritto da influencer e aspettative sociali?
La psicologia ha studiato a fondo questa caratteristica e ha scoperto che esistono pattern comportamentali specifici che distinguono le persone autentiche dalle loro versioni Instagram. Non stiamo parlando di teorie campate in aria o di consigli da biscotto della fortuna, ma di ricerche serie che hanno identificato cosa rende qualcuno genuinamente se stesso.
La teoria dell’autodeterminazione sviluppata da Edward Deci e Richard Ryan negli anni Ottanta sostiene che le persone autentiche agiscono seguendo motivazioni intrinseche, cioè fanno le cose perché le sentono davvero proprie, non per raccogliere like metaforici nella vita reale. Parallelamente, Carl Rogers ha parlato di congruenza: quella perfetta sintonia tra quello che pensi, quello che senti e quello che fai.
Nel 2008, uno studio pubblicato sul Journal of Counseling Psychology da Alex Wood e colleghi ha identificato quattro dimensioni misurabili dell’autenticità: consapevolezza di sé, comportamento non distorto, relazioni autentiche e accettazione delle influenze esterne negative. In pratica, hanno trasformato un concetto filosofico in qualcosa di concreto e osservabile. Quindi, senza ulteriori giri di parole, ecco i sette comportamenti che separano le persone vere dalle loro copie cinesi.
Le tue parole e le tue azioni sono migliori amici
Conosci quel tipo che ti dice “ci vediamo presto” e poi sparisce nel nulla per sei mesi? Ecco, l’esatto opposto dell’autenticità. Il primo segnale di una persona genuina è la coerenza comportamentale: quello che dice e quello che fa camminano mano nella mano come una coppia disgustosamente felice.
La teoria di Deci e Ryan spiega che questa coerenza nasce dall’agire secondo valori interiorizzati, non imposti dall’esterno. Una persona autentica non ti predica l’importanza dell’onestà e poi mente sulla prima cosa che le fa comodo. I suoi valori non sono un accessorio da tirare fuori per le occasioni speciali, ma parte integrante di chi è.
Nella vita quotidiana questo significa cose semplici ma potenti: rispettare gli impegni presi, ammettere quando cambia idea invece di ghostare silenziosamente, comportarsi in modo coerente sia che tu sia presente sia che tu sia dall’altra parte del mondo. È quella sensazione rassicurante di sapere che con quella persona “ciò che vedi è ciò che ottieni”, senza sorprese nascoste come nelle clausole in piccolo dei contratti telefonici.
Le emozioni sono vere, non filtrate con Valencia
Le persone autentiche hanno un rapporto particolare con le proprie emozioni: le riconoscono, le accettano e le esprimono in modo appropriato al contesto. Nota bene: appropriato non significa represso come un’eruzione vulcanica sotto una coltre di ghiaccio.
Secondo il concetto di congruenza di Rogers, l’autenticità richiede un allineamento tra il sé interiore e il sé espresso, e questo include inevitabilmente la sfera emotiva. Uno studio di Kenneth Sheldon e Tim Kasser pubblicato nel 1995 sul Journal of Personality and Social Psychology ha dimostrato che le persone che sopprimono costantemente le emozioni per conformarsi alle aspettative esterne hanno livelli più bassi di benessere psicologico.
Questo non significa trasformarsi in un tornado emotivo che devasta tutto sul suo passaggio. Significa piuttosto che se una persona autentica è triste, non fingerà di essere euforica come se avesse appena vinto alla lotteria. Se qualcosa la irrita, troverà il modo appropriato per esprimerlo invece di accumulare rancore fino a esplodere come una pentola a pressione dimenticata sul fuoco. Le loro reazioni emotive sono proporzionate, genuine e coerenti con quello che stanno realmente vivendo. Non stanno recitando una parte, stanno semplicemente essendo umani.
Fanno le cose per le ragioni giuste, non per i like
Perché fai quello che fai? Questa domanda è al cuore della teoria dell’autodeterminazione. Le persone autentiche sono guidate principalmente da motivazioni intrinseche: fanno le cose perché le trovano significative, interessanti o in linea con i propri valori, non per ottenere applausi, riconoscimenti o cuoricini virtuali.
Decenni di ricerca di Deci e Ryan hanno dimostrato che la motivazione intrinseca è associata a maggiore creatività, persistenza e benessere psicologico. Meta-analisi confermano che la motivazione autonoma predice risultati positivi come performance migliori, benessere elevato e maggiore persistenza negli obiettivi.
Chi agisce autenticamente sceglie un hobby perché lo appassiona davvero, non perché fa figo nelle stories. Porta avanti un progetto perché ci crede, non solo per la promozione che potrebbe arrivare o per il prestigio sociale. È quella tua amica che lascia un lavoro ben pagato per inseguire una passione che la fa sentire viva, o quel collega che rifiuta incarichi prestigiosi perché interferirebbero con i suoi valori familiari. Non si tratta di incoscienza o di seguire tutti i propri capricci. Si tratta di avere priorità chiare e interiorizzate, non prese in prestito dall’ultimo trend di TikTok.
Sanno mostrare vulnerabilità senza trasformarsi in un dramma teatrale
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’autenticità non è sinonimo di invulnerabilità da supereroe Marvel. Anzi, le persone genuine hanno sviluppato la capacità di mostrare vulnerabilità quando appropriato, senza nascondersi dietro facciate di perfezione degne di un catalogo IKEA.
Lo studio di Wood e colleghi del 2008 ha identificato l’accettazione delle influenze esterne negative come una componente chiave dell’autenticità, correlata positivamente al benessere. In termini più umani: le persone autentiche ammettono quando sbagliano, quando non sanno qualcosa, quando hanno paura o quando hanno bisogno di aiuto. Non considerano queste ammissioni come debolezze mortali, ma come parte integrante dell’essere umani.
Attenzione però: vulnerabilità contestuale significa scegliere con chi e quando aprirsi, non svuotare il proprio diario segreto al primo sconosciuto che si incontra alla fermata dell’autobus. È quella capacità di abbassare le difese con le persone che se lo sono guadagnate, creando quello spazio di intimità emotiva che rende le relazioni profonde invece che superficiali come una pozzanghera.
Non hanno bisogno della tua approvazione per sentirsi valide
Uno dei segnali più chiari dell’autenticità è l’assenza di un bisogno costante di approvazione esterna. Nota bene: non si tratta di non considerare mai le opinioni altrui, che sarebbe solo narcisismo travestito da sicurezza. Si tratta di non basare il proprio valore personale sulla validazione continua degli altri.
La teoria dell’autodeterminazione distingue chiaramente tra motivazione autonoma e controllata, con l’autonomia legata a quello che gli psicologi chiamano un “locus of control interno”. Le persone autentiche hanno sviluppato questa caratteristica: il loro senso di valore deriva principalmente dalla coerenza con i propri standard interni, non dal pollice alzato del pubblico.
Nella vita reale, questo si traduce in comportamenti molto riconoscibili: non cambiano opinione come banderuole al vento a seconda di chi hanno davanti, non hanno bisogno di documentare ogni momento della loro vita sui social per sentirsi valide, non cercano costantemente conferme tipo “Ma secondo te ho fatto bene? Dimmi che ho fatto bene, per favore”. Ascoltano feedback e consigli con attenzione, ma poi prendono decisioni basate sui propri valori e sulla propria analisi della situazione. Sono capitani della propria nave, non passeggeri che aspettano che qualcun altro gli dica dove andare.
Preferiscono conversazioni vere a chiacchiere sul tempo
Le persone autentiche hanno una particolare predilezione per le conversazioni significative. Non si tratta di snobismo intellettuale o di disprezzo per lo small talk, che ha la sua utilità sociale come lubrificante delle interazioni umane. Si tratta di una naturale inclinazione verso scambi che vadano oltre la superficie come un sommergibile.
Questo pattern comportamentale è strettamente collegato ai concetti di congruenza e motivazione intrinseca sviluppati da Rogers e dalla teoria dell’autodeterminazione. Se sei davvero te stesso e agisci secondo valori interiorizzati, naturalmente graviterai verso conversazioni che riflettono questa profondità. Parlare solo di banalità ti sembrerà limitante, non perché le banalità non abbiano valore, ma perché rappresentano solo una piccola fetta dell’esperienza umana.
Nella pratica, queste persone sono quelle che a una cena saltano allegramente dalle previsioni del tempo a domande del tipo “Ma tu, in generale, sei soddisfatto della direzione che sta prendendo la tua vita?”. Creano quello spazio sicuro in cui gli altri si sentono autorizzati a togliersi la maschera sociale e parlare di ciò che conta davvero, senza paura di essere giudicati o presi per matti.
Si assumono la responsabilità delle loro scelte
L’ultimo segnale, ma non per importanza, è l’assunzione di responsabilità personale per le proprie scelte, azioni e conseguenze. Le persone autentiche non sono vittime perenni delle circostanze né danno costantemente la colpa agli altri per tutto ciò che non va nella loro vita come un disco rotto.
La ricerca di Deci e Ryan ha dimostrato che il senso di autonomia, cioè la percezione di essere l’agente causale della propria vita, è uno dei bisogni psicologici fondamentali dell’essere umano. Le persone che si assumono responsabilità per le proprie scelte, anche quando queste portano a risultati indesiderati, mantengono questo senso di autonomia e, di conseguenza, di autenticità.
Questo non significa essere masochisti e colpevolizzarsi per tutto, dal riscaldamento globale alla caduta dell’Impero Romano. Significa piuttosto riconoscere il proprio ruolo nelle situazioni: “Sì, il mio capo è difficile, ma io ho scelto di rimanere in questo lavoro” è molto diverso da “Il mio capo è orribile e per colpa sua la mia vita fa completamente schifo”. Il primo è un esempio di responsabilità personale che mantiene il potere decisionale nelle tue mani. Il secondo è vittimismo che ti rende impotente come un personaggio secondario nella tua stessa vita.
Perché l’autenticità non è solo una moda da wellness coach
A questo punto potresti chiederti: ma perché dovrei preoccuparmi di essere più autentico? Non è solo l’ennesimo concetto astratto venduto da coach motivazionali su Instagram? La risposta viene direttamente dalla ricerca scientifica seria.
Uno studio di Mick Cooper pubblicato nel 2018 sul Journal of Humanistic Psychology ha dimostrato che la congruenza percepita è associata a risultati positivi nelle relazioni, con effetti benefici sul benessere relazionale. In pratica, più sei allineato con te stesso, più le tue relazioni saranno soddisfacenti e meno sembrerà di recitare in un reality show della tua stessa vita.
Ma c’è di più. La teoria dell’autodeterminazione ha collegato l’autenticità a livelli più elevati di benessere psicologico generale, maggiore resilienza di fronte alle difficoltà e perfino migliore salute fisica. L’appagamento dei bisogni di autonomia, competenza e relazione predice vitalità, affetto positivo e salute migliore. Non è un caso: vivere costantemente con una maschera è psicologicamente e fisicamente esaustivo come correre una maratona ogni giorno. Il tuo cervello consuma energia preziosissima per mantenere questa facciata, energia che potrebbe essere investita in cose molto più produttive, tipo dormire o guardare serie TV senza sensi di colpa.
Come sviluppare la tua autenticità senza trasformarti in un narcisista
La buona notizia è che l’autenticità non è un tratto fisso di personalità come il colore degli occhi. È qualcosa che può essere coltivato e sviluppato, un po’ come i muscoli, ma senza la necessità di andare in palestra e sudare.
Il primo passo, secondo la prospettiva rogersiana, è sviluppare consapevolezza di sé. Prima di poter essere autentico, devi sapere chi sei davvero, cosa pensi veramente, cosa senti autenticamente. E questo richiede tempo, riflessione e onestà brutale con te stesso, tipo guardarsi allo specchio appena sveglio senza filtri. Un esercizio utile è chiederti regolarmente: “Sto facendo questo perché lo voglio davvero io, o perché penso di doverlo fare?”. Questa semplice domanda ti aiuta a distinguere tra motivazione intrinseca ed estrinseca, un passo fondamentale secondo Deci e Ryan per capire se stai vivendo la tua vita o quella che qualcun altro ha scritto per te.
Secondo passo: pratica la vulnerabilità in contesti sicuri. Non devi svelare la tua anima a chiunque come se fossi in un confessionale pubblico, ma inizia a mostrarti più genuino con le persone di cui ti fidi. Ammetti quando non sai qualcosa, condividi una paura, racconta di un fallimento. Noterai che, contrariamente a quanto temevi, questo ti avvicina alle persone invece che allontanartene.
Terzo: lavora sull’accettazione di te stesso. Rogers credeva fermamente che l’incongruenza, cioè la distanza tra chi siamo e chi fingiamo di essere, nasca principalmente dal rifiuto di parti di noi stessi. Se impari ad accettare anche gli aspetti di te che non ti piacciono particolarmente, non sentirai più il bisogno di nasconderli compulsivamente agli altri come scheletri nell’armadio.
L’autenticità nell’era dei social: missione impossibile?
Viviamo in un’epoca strana e contraddittoria per l’autenticità. Da un lato, c’è più spazio che mai per esprimere identità diverse e trovare le proprie tribù online. Dall’altro, la pressione a curare una versione presentabile e perfetta di noi stessi sui social media è più forte che mai, come vivere in una vetrina permanente.
La chiave sta nel ricordare che l’autenticità non richiede esposizione totale della tua vita come se fossi in un reality show ventiquattro ore su ventiquattro. Puoi essere selettivo su cosa condividi pubblicamente e rimanere comunque autentico: basta che ciò che mostri sia genuino, anche se non rappresenta la totalità della tua esperienza.
Le ricerche sulla teoria dell’autodeterminazione suggeriscono che l’uso dei social media guidato da motivazioni intrinseche, tipo condividere perché ti fa piacere, esprimerti creativamente o mantenere connessioni genuine, è associato a maggiore benessere rispetto all’uso guidato da bisogno di validazione o confronto sociale. Il problema nasce quando crei attivamente una falsa immagine o nascondi sistematicamente tutto ciò che non rientra in una narrativa perfetta, trasformando il tuo profilo in una pubblicità di te stesso più irrealistica di un catalogo di mobili svedesi.
Circondarti di persone vere cambia tutto
Ora che conosci i segnali dell’autenticità, probabilmente inizierai a notarli nelle persone intorno a te. E scoprirai qualcosa di interessante: le persone veramente autentiche non sempre sono le più rumorose o appariscenti. Spesso sono quelle che passano tranquille sotto il radar, coerenti e solide come rocce, senza bisogno di annunciare costantemente la propria presenza con un megafono.
Riconoscere e valorizzare queste persone è importante per due motivi. Primo, perché meritano di essere apprezzate per quello che sono, non per la facciata che potrebbero mostrare. Secondo, perché circondarti di persone autentiche ti aiuta a sviluppare la tua stessa autenticità. La ricerca psicologica documenta che siamo incredibilmente influenzati dai modelli comportamentali a cui siamo esposti regolarmente, come spugne sociali.
Se passi il tuo tempo con persone che vivono dietro maschere elaborate, tenderai a fare lo stesso per non sentirti fuori posto. Se invece frequenti persone genuine, scoprirai che è più facile rilassarti ed essere te stesso. È quasi come un’autorizzazione implicita: “Se loro possono essere reali e imperfetti, posso esserlo anch’io senza che il mondo crolli”.
Il viaggio verso te stesso non ha una destinazione finale
L’autenticità non è un traguardo che raggiungi e poi puoi metterti comodo sul divano a guardare Netflix per il resto della vita. È un processo continuo, un viaggio di allineamento tra chi sei dentro e come ti mostri al mondo esterno.
I sette comportamenti che abbiamo esplorato non sono una checklist da spuntare meccanicamente come una lista della spesa. Sono piuttosto una mappa per orientarsi in questo viaggio, segnali stradali che ti indicano se stai andando nella direzione giusta o se hai preso una deviazione verso Falsitàlandia. La ricerca psicologica ci dice chiaramente che vale la pena intraprenderlo, questo viaggio. I benefici dell’autenticità si estendono ben oltre la sensazione astratta di “essere fedeli a se stessi”: toccano concretamente la qualità delle nostre relazioni, il nostro benessere psicologico e perfino la nostra salute fisica.
Ma forse il regalo più grande dell’autenticità è qualcosa di più sottile e prezioso: quella sensazione di leggerezza che provi quando finalmente smetti di recitare una parte scritta da qualcun altro. Quando puoi semplicemente essere, senza la fatica costante di mantenere una facciata perfetta. Quando le persone che ti vogliono bene ti vogliono bene per chi sei davvero, difetti compresi, non per la versione photoshoppata che pensavi dovessero amare. E alla fine, non è forse questo ciò che cerchiamo tutti? Essere visti, conosciuti e accettati per quello che siamo veramente, senza dover indossare costumi o maschere? L’autenticità è il biglietto d’ingresso per questo tipo di connessione profonda, quella che rende la vita non solo sopportabile o accettabile, ma profondamente significativa e degna di essere vissuta.
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